Buone pratiche aziendali


 Identificazione del paziente
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Gli errori di identificazione del paziente si possono verificare in tutte le fasi del percorso assistenziale del paziente e possono riguardare pazienti sedati o disorientati ma anche pazienti vigili.

L’obiettivo del protocollo attivato in Azienda è duplice:
• identificare un individuo in modo attendibile, in quanto persona destinataria della prestazione o del trattamento;
• verificare la corrispondenza tra il servizio o il trattamento e l’individuo.

È stato migliorato il processo di identificazione del paziente soprattutto in particolari momentiquali la somministrazione di farmaci, sangue ed emocomponenti, il prelievo di sangue o di altricampioni biologici per gli esami clinici e l’esecuzione di altre terapie o procedure.In linea generale le strategie di prevenzione includono la standardizzazione e la informatizzazione delle attività.
 
Come sottolineato dal Ministero della Salute:
“L’adozione di tecnologie automatiche integrate, capaci di sottrarre alla manualità operazioni ripetitive e facilmente soggette ad errori sia nell’ambito del laboratorio che dei reparti ospedalieri (soprattutto per ciò che concerne la preparazione e prelievo di campioni per analisi di laboratorio), è fortemente raccomandata anche da organismi internazionali nonché, a livello europeo, dall’organismo di standardizzazione CEN (Commission Européenne de Normalization)”.
Ministero della Salute “Risk management in sanità. Il problema degli errori” – 2004.

Gli interventi principali di riduzione del rischio di errore attivati in Azienda sono:
1. Procedure che consentono di uniformare i comportamenti degli operatori per identificare in maniera univoca il paziente
2.Braccialetto identificativo
3.Sistemi automatici per la preparazione ed etichettatura delle provette per i prelievi 
4.Sistemi automatici di verifica della corrispondenza tra paziente e provette per il prelievo



 "Save lives: clean your hands"
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La corretta igiene delle mani rappresenta la misura più importante per prevenire le infezioni correlate all’assistenza e controllare la diffusione di microorganismi patogeni.

L’OMS nell’ambito del Global Patient Safety Challenge ha individuato nella corretta igiene delle mani uno dei punti cardine per promuovere la sicurezza del paziente attraverso la riduzione del rischio infettivo legato all’assistenza.

Per promuovere questa pratica l’ASL ha attivato i due percorsi:

1. “Clean care is safer care 2007”
 
Adesione alla campagna WHO per incentivare l’igiene dellemani:
• partecipazione al progetto nell’ Unità Terapia Intensiva con verifica del numero azioni igiene mani prima e dopo l’introduzione della soluzione alcolica per la pratica di igiene
• Corsi di formazione del personale sanitario per una corretta igiene mani e buon uso dei guanti
• Messa a disposizione del personale in tutte le realtà operative ospedaliere e territoriali la soluzione alcolica per la pratica d’igiene delle mani anche senza l’accesso al lavandino

2. Frizione alcolica in Gruppo Operatorio:
• Come raccomandato delle LG WHO 2009 Implementazione dell’uso della Frizione alcolica per l’antisepsi chirurgica delle mani 
• Acquisizione di prodotto specifico per limitare fenomeni di irritazione da parte degli operatori sanitari
• Installazione di erogatori con sistema “airless” per evitare la contaminazione del prodotto 
• Corso di formazione specifica per gli operatori sanitari del Gruppo Operatorio al fine di introdurli a questa nuova pratica ormai consolidata all’estero ma ancora poco diffusa in Italia (prima esperienza in Veneto)



 Audit Clinico
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L'Audit Clinico è un'iniziativa condotta da clinici che cerca di migliorare la qualità e gli outcom e della assistenza attraverso una revisione tra pari strutturata, per mezzo della quale i clinici esaminano la propria attività e i propri risultati in confronto a standard espliciti e la modificano se necessario.
Nella nostra Azienda vengono effettuati  regolarmente:
• audit monoprofessionale fatti all’interno del singolo gruppo di lavoro e della singola S.C.
• audit multiprofesssionali  al fine di acquisire, anche su prestazioni affidate ad una specifica categoria di professionisti, il punto di vista di altri operatori che hanno interagito o devono interagire nel percorso assistenziale. In particolare nella nostra azienda vengono settimanalmente effettuati i seguenti audit multiprofessionali 

Audit radiologico multidisciplinare: 
rivalutazione di casi radiologici di particolare interesse clinico e di imaging, che presentano spiccato impatto sul trattamento assistenziale e sulla crescita professionale di tutte le figure mediche interessate. Questi incontri sono seguiti da una epicrisi clinico-radiologica da parte del docente sui casi oggetto di discussione, e successiva condivisione dell’ottimizzazione del percorso diagnostico-assistenziale, alla luce delle evidenze emerse ed allo stato dell’arte relativi alla diagnostica per immagini ed al management clinico.

Meeting oncologico-chirurgico interdisciplinare del gruppo del colon-retto:
presentazione (nel corso di un meeting settimanale) dei casi precedentemente selezionati. Ogni caso presentato viene discusso collegialmente, con particolare attenzione dedicata all’analisi della diagnostica per immagini, della diagnostica endoscopica, dei reperti anatomo-patologici. La discussione multidisclipinare riveste un ruolo chiave nel definire le procedure diagnostiche più appropriate ed efficaci (con utilizzo razionale ed efficiente delle risorse tecnologiche diagnostiche disponibili) e nel formulare un piano terapeutico condiviso, talvolta complesso, secondo i principi dell’approccio individualizzato al singolo paziente, con forte aderenza alle linee guida più aggiornate; in casi particolari viene definito un programma di follow-up diagnostico. Il meeting è anche il momento in cui vengono discussi e condivisi i risultati dei trattamenti ed il programma di cura/follow-up successivo del paziente.

Meeting senologico multidisciplinare:
presentazione (nel corso di un meeting settimanale) dei casi precedentemente selezionati. Ogni caso presentato viene discusso collegialmente, con particolare attenzione dedicata all’analisi del quadro clinico, dell’imaging, dei reperti anatomo-patologici. La discussione consente di definire e applicare una strategia diagnostico-terapeutica condivisa ed individualizzata, nonché di valutarne l’impatto sull’outcome.

Tutti gli Audit sono stati accreditati come formazione continua sul campo nel sistema di accreditamento ECM della Regione Veneto.



 Monitoraggio eventi sentinella 
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Sono definiti Eventi Sentinella quegli eventi avversi di particolare gravità, indicativi di un serio malfunzionamento del sistema, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario. La sorveglianza degli Eventi Sentinella, rappresenta uno strumento indispensabile per la prevenzione di tali evenienze e per la promozione della sicurezza dei pazienti. 
Per la loro gravità, è sufficiente che si verifichino una sola volta perché da parte dell’organizzazione si renda opportuna: 
a) un’indagine immediata per accertare quali fattori eliminabili o riducibili lo abbiamo causato o vi abbiano contribuito; 
b) l’individuazione e l’implementazione di adeguate misure correttive.

Lista eventi sentinella:
1. Procedura in paziente sbagliato
2. Procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata (lato, organo o parte) 
3. Errata procedura su paziente corretto 
4. Strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico che richiede un successivo intervento o ulteriori procedure
5. Reazione trasfusionale conseguente ad incompatibilità AB0 
6. Morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica
7. Morte materna o malattia grave correlata al travaglio e/o parto
8. Morte o disabilità permanente in neonato sano di peso >2500 grammi non correlata a malattia congenita
9. Morte o grave danno per caduta di paziente
10. Suicidio o tentato suicidio di paziente in ospedale
11. Violenza su paziente
12. Atti di violenza a danno di operatore
13. Morte o grave danno conseguente ad un malfunzionamento del sistema di trasporto (intraospedaliero, extraospedaliero)
14. Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso 
15. Morte o grave danno imprevisti conseguente ad intervento chirurgico
16. Ogni altro evento avverso che causa morte o grave danno al paziente



 Profilassi del tromboembolismo venoso (TEV) nel paziente chirurgico
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La trombosi venosa profonda (TVP), unitamente all'embolia polmonare eventualmente ad essa conseguente, rappresenta una delle complicanze più temibili e gravi nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico.
È ormai noto, inoltre, come la prognosi in questi pazienti risulti strettamente condizionata al tempestivo riconoscimento della fase patogenetico-clinica della malattia tromboembolica e come la prevenzione assuma pertanto un ruolo di primaria importanza nei pazienti a rischio.

Dall’analisi della letteratura scientifica e delle linee guida più autorevoli un gruppo di lavoro multidisciplinare, coordinato dal Dr. Giuliano Gangeri, dirigente SC Chirurgia Bassano ha definito le procedure più appropriate per la profilassi del tromboembolismo venoso (TEV) nei pazienti che devono affrontare un intervento chirurgico.

Tali procedure vengono applicate ai pazienti trattati nelle SC afferenti al Dipartimento di Chirurgia Generale e d’Urgenzadell’Azienda ULSS 3:
• Chirurgia Generale di Bassano,
• Chirurgia Vascolare di Bassano,
• Ortopedia e Traumatologia di Bassano,
• Chirurgia Generale di Asiago,
• Ortopedia e Traumatologia di Asiago.

Documentazione prodotta:
> PROCEDURA profilassi TEV.pdf
> SCHEDA profilassi TEV.pdf



 La terapia ponte nei pazienti in terapia anticoagulante orale (TAO) nel paziente chirurgico 
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Numerosi pazienti assumono una Terapia Anticoagulante Orale (TAO), principalmente per una fibrillazione atriale, una valvola cardiaca meccanica o una storia di tromboembolismo venoso.
Quando questi pazienti devono affrontare un intervento chirurgico o una procedura invasiva devono necessariamente sospendere la terapia anticoagulante orale e attuare la cosiddetta “terapia ponte” per cercare di contenere i rischi di possibili e gravi complicanze trombotiche; nel contempo la terapia ponte può aumentare i rischi emorragici dell’intervento.
Poiché i rischi trombotici ed emorragici sono variabili non è stato accertato quale sia l’approccio ottimale di gestione della terapia ponte e possono essere messe in atto differenti strategie; ciò può generare difformità di comportamenti e possibili rischi per i pazienti.

Dall’analisi della letteratura scientifica e delle linee guida più autorevoli è stata formulata una procedura interna articolata nei seguenti punti:
•è stato elaborato un documento sui contenuti scientifici dell’argomento;
•è stato costruito un modello di stratificazione del rischio trombotico;
•sono stati definiti 3 regimi di terapia ponte sulla base del livello di rischio trombotico;
•sono stati definiti i farmaci ed i dosaggi per la terapia ponte;
•è stata messa in evidenza la problematica dell’insufficienza renale, come rilevarla e come gestirla;
•è stato predisposto un modulo per la gestione del paziente anticoagulato, da allegare in cartella (in allegato);
•è stata predisposta una scheda informativa per il paziente;
•è stato predisposto un modulo per la fase preoperatoria domiciliare della terapia ponte da consegnare al paziente

Il progetto è stato realizzato nel Dipartimento di Chirurgia Generale e d’Urgenza in collaborazione con la Cardiologia, l’Anestesia e Rianimazione e la Farmacia, coordinato dal Dr. Giuliano Gangeri, dirigente SC Chirurgia Bassano.

Documentazione prodotta:

> Consenso informato terapia ponte TAO.pdf
> Procedura terapia ponte TAO.pdf 
> Scheda terapia ponte TAO.pdf 
> Schema terapia ponte TAO domiciliare preoperatoria.pdf 
> Superficie corporea.pdf 



 Gestione perioperatoria del paziente in terapia antiaggregante  
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Un elevato numero di pazienti assume una terapia antiaggregante, che può aumentare significativamente i rischi emorragici in quelli  che devono affrontare un intervento chirurgico o una procedura invasiva.
Sospendere indiscriminatamente la terapia antiaggregante può determinare complicanze trombotiche anche gravi; dall’altro lato proseguire la terapia antiaggregante aggrava i rischi emorragici.
La gestione dei pazienti antiaggregati richiede quindi un attento bilancio del rischio trombotico (collegato all’assunzione del farmaco antiaggregante) con quello emorragico (legato all’intervento/procedura). Mancano evidenze scientifiche forti in grado di determinare le scelte ottimali nelle diverse situazioni cliniche, ed anche in questo contesto possono realizzarsi comportamenti non univoci e inappropriati, con possibili rischi per i pazienti.

Si è pertanto condotta un’attenta analisi della letteratura scientifica ed è stata elaborata una procedura interna  articolata nei seguenti punti:
•è stato elaborato un documento sui contenuti scientifici dell’argomento,
•è stato costruito un modello di stratificazione del rischio trombotico.
•sono state definite le principali modalità di gestione della terapia antiaggregante.
•è stato predisposto un modulo per la gestione dei pazienti antiaggregati, da allegare in cartella 
•è stata predisposta una scheda informativa per il paziente.

Il progetto è stato realizzato nel Dipartimento di Chirurgia Generale e d’Urgenza in collaborazione con la Cardiologia, l’Anestesia e Rianimazione e la Farmacia, coordinato dal Dr. Giuliano Gangeri, dirigente SC Chirurgia Bassano.

Documentazione prodotta:
> Consenso informato terapia antiaggregante.pdf 
> Procedura terapia antiaggregante.pdf 
> Scheda terapia antiaggregante.pdf



 Sistema di Incident Reporting
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Il Sistema di Incident Reporting è stato predisposto un percorso per la raccolta di segnalazioni spontanee, da parte degli operatori sanitari, relative a dati su eventi che hanno causato un danno nei riguardi di un paziente o avevano la potenzialità di  causarlo e su quasi-eventi (near miss) intesti come accadimenti che avrebbero potuto, ma non hanno, per fortuna o per abilità di gestione, originato un evento.
 
L’incident reporting è la modalità di raccolta delle segnalazioni di eventi indesiderati in modo strutturato. Esso fornisce una base di analisi per la predisposizione di strategie e azioni di miglioramento per prevenire il riaccadimento di tali episodi in futuro.
Le situazioni segnalate costituiscono il riferimento per l’individuazione di rischi reali (descrivono situazioni accadute) che possono essere analizzati nello svolgimento temporale degli eventi in modo da evidenziare tutte le cause (anche quelle co-presenti e fortuite). 
La possibilità di esaminare l’evento nel suo pratico svolgimento rende possibile anche una ricerca più efficace sulle cosiddette “condizioni abilitanti”, cioè il contesto organizzativo in cui si svolgono gli eventi stessi, secondo quanto contenuto nel modello di Reason. Su questa base è poi possibile pensare e disegnare azioni migliorative e correttive delle problematiche individuate.
Reason J., “Human error: models and management”, BMJ, 320: 768-770, 18 March 2000.

Il sistema di incident reporting nelle organizzazioni sanitarie (ASR Emilia Romagna)
> Scarica il dossier in formato pdf



 Sistema di sorveglianza attiva: "alert organism"
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Uno dei principali rischi per la sicurezza del paziente durante il ricovero in ospedale o in altre strutture sanitarie o socio-sanitarie, è rappresentato da altri pazienti infetti con microorganismi altamente diffusibili, ad elevata patogenicità e/o resistenti agli antibiotici (alert organism).

Tra gli strumenti dimostratisi efficaci per contenere il rischio di trasmissione ad altri pazienti di questi microorganismi, vi è la tempestiva segnalazione da parte del Laboratorio al Gruppo Operativo Controllo delle infezioni Ospedaliere e la successiva attuazione di immediate misure di intervento che possono andare dalla semplice segnalazione al personale di reparto del potenziale rischio, all’isolamento.

Grazie al sistema di alert è possibile evidenziare piccole epidemie poiché giornalmente i dati microbiologici vengono immessi in un database dal personale che si occupa delle infezioni che può quindi correlare rapidamente i dati e identificare un aumento di numero in un breve arco di tempo dello stesso microrganismo nello stesso reparto.  

In caso di cluster epidemici sono attuati protocolli operativi di contenimento e di revisione delle misure igienico sanitarie in uso.



 La misura e la gestione del dolore
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Il dolore costituisce un problema di notevole impatto psicologico, sociale ed economico che necessita di essere studiato, oltre che a livello individuale, anche nella sua globalità e che occorre trattare efficacemente e se possibile, prevenire in ogni ambito.
Numerosi studi e ricerche hanno evidenziato che negli ospedali italiani un malato su due fa i conti con il dolore provocato dalla malattia che lo affligge. 
L'inadeguato controllo del dolore, oltre a determinare un’ inaccettabile sofferenza per il paziente, comporta il prolungamento della degenza, l'aumento delle complicanze e della mortalità, l'aggravio dei costi sociali, per le malattie acute e croniche, anche al di fuori dei ricoveri ospedalieri.

Da tempo, in gran parte del mondo "civile", hanno preso avvio progetti indirizzati al miglioramento del processo assistenziale, specificatamente rivolto al controllo del dolore di qualsiasi origine che si riconoscono nella campagna internazionale denominata "Verso un ospedale senza dolore" avviata in Canada nel 1993 con l'appoggio della OMS. 

I principi su cui si fonda questa campagna sono così formulati:
• Il dolore è un problema trasversale  a tutte le specialità presenti negli ospedali; 
• La campagna deve coinvolgere tutto l'ospedale; 
• Occorre dare sollievo ad ogni tipo di dolore all'interno dell'ospedale; 
• E' essenziale che alla campagna partecipi tutta la cittadinanza.

Come già avvenuto in altri ospedali italiani, su impulso delle legislazioni nazionali e regionali che hanno elaborato un progetto specifico denominato "Ospedale senza dolore" (G.U. n° 149 del 29.06.01) anche nella nostra Azienda con delibera del Direttore Generale n. 111 del 11/02/2009:
è stato approvato il “Progetto Ippocrate” - divinum est sedarem dolorem - contro il dolore inutile;è stato istituito il Comitato per il Dolore con le raccomandazioni del Comitato stesso per la valutazione e il trattamento del dolore in tutte le strutture aziendali. 

Il Comitato contro il dolore afferisce al Direttore Medico Ospedaliero e al Coordinatore dei Direttori di Distretto; per ogni struttura aziendale, sono stati individuati un referente Medico e un referente per l’Area delle Professioni Sanitarie. 

Sono stati recepiti i seguenti documenti:
• “Raccomandazioni per la valutazione e il trattamento del dolore”;
• “Scheda di valutazione del dolore per bambino dai 3 ai 7 anni di età”;
• “Scheda di valutazione del dolore per adulti e per bambini di età superiore ai 7 anni”.

E’ stato introdotto il dolore come parametro vitale come di seguito specificato:
• la valutazione, in sede di dimissioni protette, per i pazienti oncologici, viene effettuata dall’Infermiere dedicato alle dimissioni e dal Medico Palliativista. L’Infermiere compila un’apposita scheda per il dolore, il Medico Palliativista uno specifico spazio nella cartella di cure palliative dove indica la terapia di base e l’eventuale terapia per il dolore acuto (se previsto);
• la valutazione, in sede domiciliare, viene effettuata dall’infermiere referente compilando l’apposita scheda presente nella cartella integrata;
• in sede di UVMD (domiciliare o distrettuale) viene posta particolare attenzione al trattamento del dolore (farmaci di base e al bisogno), alla sua misurazione e alle modalità più efficaci per permettere la rapida comunicazione tra infermiere e MMG con la collaborazione del Medico Palliativista.



 Prevenzione delle cadute
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Autorevoli studi a livello internazionale (WHO, 2004; Quality + Safety Council, 2005; NPSA, 2005) richiamano l'attenzione del management e del personale delle strutture sanitarie alla gestione del rischio di cadute dei pazienti, per cui esistono raccomandazioni e strumenti validati da un punto di vista scientifico, efficaci nel ridurre l'incidenza delle cadute ed utili per supportare la gestione del paziente a seguito dell'evento avverso.

Il progetto pilota, avviato nella S.C. Geriatria prevede una fase di sperimentazione sul campo finalizzata a mettere a punto e validare gli strumenti per:
•valutare i pazienti a rischio di caduta, 
•valutare la sicurezza di ambienti e presidi in relazione al rischio di caduta, 
•rilevare, analizzare e gestire l'evento caduta.

Gli interventi predisposti prevedono:
•La precoce identificazione dei pazienti a rischio di caduta da parte del personale medico ed infermieristico del reparto.
•Una volta completata la valutazione, se si evidenzia il rischio di caduta  il paziente viene sorvegliato e vengono attuati tutti gli interventi indicati a fini preventivi.
•Nelle stanze di degenza è stato affisso un foglio esplicativo sul rischio di cadute nonché sulle modalità di prevenzione delle stesse e sulle calzature più idonee da utilizzare al fine di ridurre tale rischio.
•L’ambiente viene continuamente monitorato ai fini della sicurezza.



 Gestione politrauma
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La gestione del trauma grave in Ospedale è un processo d’estrema complessità.Un paziente con funzioni vitali critiche deve essere “inquadrato” da un punto di vista diagnostico e trattato in tempi brevi; un’ approccio multidisciplinare contemporaneo, coordinato, è di fondamentale importanza per ridurre i tempi ed ottimizzare la condotta terapeutica.

La “gestione” intraospedaliera del politrauma prevede l’accoglienza, valutazione primaria e la stabilizzazione definitiva (valutazione secondaria) di tutti i traumatizzati gravi; queste diverse fasi sono sequenziali ed interdipendenti (concatenate): ogni anello della catena ha uguale importanza e, se debole, può nuocere all’intero processo. Il buon esito nella complessa gestione del politrauma non dipende tanto dalle qualità del singolo medico quanto dal buon funzionamento del sistema.

Tale  tematica è stata affrontata con momenti formativi e informativi comuni, è stato predisposto un protocollo operativo validato e condiviso dalle diverse figure professionali che intervengono nella gestione del politrauma e l’attività svolta è sottoposta a continuo audit.



 Check list operatoria
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La sicurezza in sala operatoria si contraddistingue per la complessità intrinseca caratterizzante tutte le procedure chirurgiche, anche quelle più semplici: numero di persone e professionalità coinvolte, condizioni acute dei pazienti, quantità di informazioni richieste, l’urgenza con cui i processi devono essere eseguiti, l’elevato livello tecnologico, molteplicità di punti critici del processo che possono provocare gravi danni ai pazienti (dalla identificazione del paziente alla correttezza del sito chirurgico, alla appropriata sterilizzazione dello strumentario, all’induzione dell’anestesia, ecc.).

Particolare rilevanza assumono i processi di comunicazione all’interno dell’équipe operatoria, nella quale il chirurgo, l’anestesista e l’infermiere non lavorano isolatamente l’uno dall’altro e devono assicurare un clima di collaborazione tra le diverse professionalità, indispensabile per prevenire l’occorrenza di incidenti peri-operatori e per la buona riuscita dell’intervento.

Per questo motivo, nell’ottica del miglioramento qualità e la sicurezza delle cure, il Ministero della Salute ha pubblicato un manuale che comprende le linee guida e la checklist, elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del programma “Safe Surgery Saves Lives”, adattate al contesto nazionale.
«La checklist vuole essere il controllo ultimo, il filtro finale dell’avvenuta applicazione di tutte le verifiche e procedure operative; lo strumento è stato mutuato dall’aeronautica, dove i piloti dispongono di un elenco di controlli da effettuare prima del decollo. Basarsi solo sulla propria memoria, infatti, sarebbe impossibile oltre che rischioso».

La checklist è composta da tre differenti momenti di verifica:
- sign-in, ovvero 7 controlli da effettuare prima dell’inizio dell’induzione dell’anestesia;
time-out, ovvero 7 controlli da eseguire prima dell’incisione chirurgica della cute;
sign-out, ovvero 6 controlli da mettere in atto prima che il paziente abbandoni la sala operatoria.

Nella nostra Azienda la Check list operatoria è in fase di informatizzione in modo tale da digitalizzare immediatamente il dato e inviarlo subito al data-base aziendale.



 Triggers Tool
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Il progetto "Trigger Tool" consiste nella revisione delle cartelle cliniche alla ricerca di "trigger", o indizi, per identificare gli eventi avversi (EA). Lo strumento di trigger permette alle organizzazioni di misurare semplicemente l'incidenza e il tipo di eventi avversi che si verificano all'interno dell'istituzione. Queste informazioni possono essere utilizzate per identificare le aree di miglioramento sulla base di priorità e per la progettazione di appropriate azioni preventive.

 

IHI Global Trigger Tool for Measuring Adverse Events

> Visita il sito




 Applicazione della metodologia FMEA/FMECA
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L’acronimo FMEA significa Failure Mode and Effect Analysis, che si potrebbe tradurre con la frase “Analisi dei modi di guasto/errore e dei loro effetti”. La FMECA, Failure Mode and Effect Criticality Analisys (“Analisi critica dei modi di guasto/errore e dei loro effetti”) aggiunge un percorso di valutazione orientato all’assunzione di decisioni operative coerenti.

Il Metodo FMEA/FMECA consiste in una tecnica sistematica per identificare e prevenire problemi sui prodotti o processi prima che essi insorgano. Tale metodologia è utilizzata da oltre 30 anni in settori industriali quali il nucleare, l’aviazione ecc., e recentemente è stata proposta dalla Joint Commission (Standard LD 5.2 – Manuale per l’accreditamento 2001) alle organizzazioni sanitarie quale strumento per la prevenzione dei rischi.
Questa tecnica formalizza un processo mentale normalmente adottato dai progettisti. 

Il gruppo di lavoro deve analizzare il processo, descrivere le fasi e le attività che lo costituiscono e individuare i potenziali rischi per il cliente, ponendosi implicitamente alcune domande:

•Quali sono i punti deboli del mio processo? Cosa potrebbe andare storto nell’attività esaminata?
•In che punto del processo è più probabile che si verifichi un errore?
•Perché si potrebbe verificare questo errore?
•Quale dei possibili errori del processo potrebbe essere eliminato o la sua probabilità di accadimento ridotta modificando il processo?
•Quali danni potrebbero derivare al cliente se si verificasse un errore nel processo? 
•Quale modifica è la più urgente?
•Quale la più conveniente?

L’analisi prende in considerazione preventivamente tutti i possibili errori di esecuzione del processo e permette così di inserire prove e controlli, sviluppare procedure, predisporre contromisure quali istruzioni per l’uso.

Alla fine è necessario verificare se le azioni intraprese hanno prodotto miglioramenti sulla sicurezzaLa verifica può essere fatta:
• rivalutando il processo dopo un periodo adeguato di tempo con la tecnica FMEA/FMECA
• con la valutazione di appropriati indicatori di processo e di esito

FMEA – FMECA analisi dei modi di errore/guasto e dei loro effetti nelle organizzazioni sanitarieDOSSIER 75 – 2002 ARS Emilia Romagna
 
> Scarica il dossier in formato pdf:
"FMEA - FMECA_Analisi dei modi di errore/guasto e dei loro effetti nelle organizzazioni sanitarie" 




 Progetti riduzione rischio gestione terapia farmacologica
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Elenco progetti:

Applicazione della Raccomandazione del Ministero della Salute sul corretto utilizzo delle soluzioni concentrate di cloruro di potassio e altre soluzioni concentrate contenenti potassio.

 Il cloruro di potassio KCl e le soluzioni concentrate di potassio per via endovenosa possono causare effetti letali se somministrate in modo inappropriato. Gli errori più frequenti sono: scambio di fiala, mancata diluizione, non corretta preparazione del prodotto da infondere, errata identificazione del paziente. Per tale motivo si sono stilati e diffusi, partendo dalle raccomandazioni ministeriali, i due protocolli, allo scopo di razionalizzare l’uso delle soluzioni concentrate di potassio, cercando anche di promuoverne una conservazione e un uso appropriati, sia nei reparti ospedalieri che nei servizi territoriali.     

Applicazione della Raccomandazione del Ministero della Salute per la prevenzione della morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica.
Gli  eventi avversi dovuti ad errori durante il processo di gestione del farmaco sono riconosciuti come la causa di danno  più frequente nei pazienti ospedalizzati. Il verificarsi di questi eventi, per lo più prevenibili ed evitabili, anche se non tutti seguiti da danno al paziente, mette comunque in evidenza possibili carenze organizzative, quali la mancata o la inadeguata implementazione di specifiche procedure e/o l’insufficiente comunicazione tra operatori e/o tra operatori e pazienti/familiari, e può richiamare il bisogno di una formazione specifica. 
Al fine di evidenziare nella nostra Azienda i punti critici e i settori suscettibili di miglioramento relativi a alla gestione dei farmaci, abbiamo partecipato ad un progetto Nazionale, coordinato dall’Istituto Mario Negri.
Sulla base dei risultati di questo progetto abbiamo successivamente predisposto una procedura condivisa con i reparti riguardo gestione farmaci ad alto rischio, conservazione e gestione farmaci e dispositivi.

Applicazione della Raccomandazione del  Ministero della Salute per la prevenzione degli errori in terapia con farmaci “Look alike-Sound alike” LASA.
Tra gli errori legati all’uso e alla gestione dei farmaci, quelli più frequenti sono riferiti all’uso dei farmaci cosiddetti “look-alike/sound-alike”, ossia “LASA”, acronimo utilizzato per indicare quei farmaci che possono essere scambiati con altri per la loro somiglianza grafica e/o fonetica del nome.
Nomi che si scrivono e si pronunciano in modo simile, confezioni simili nelle dimensioni e nel colore possono indurre in errore durante tutte le fasi della gestione del farmaco, sia in ospedale, sia sul territorio.  
Alla luce di ciò e sulla base di pubblicazioni ed esperienze anche di altre realtà internazionali, sono state raccolte oltre 234 schede di segnalazione provenienti dai reparti e servizi degli ospedali di Bassano ed Asiago che hanno evidenziato possibilità di confondi mento nei generici e nei galenici officinali nei farmaci diversi di una stessa ditta e in alcune soluzioni infusionali,; tali schede  sono state poi analizzate e sono raccolte in un file che ne riassumesse i contenuti.
Tale file è stato quindi inviato al Ministero della Salute per le opportune applicazioni.
 
Riduzione del rischio di errori nella richiesta di farmaci e dispositivi medici da parte delle unità operative e delle residenze protette.
E’ stato implementato un sistema informatico per la richiesta di farmaci e dispositivi medici da parte di tutte le Unità Operative e i Servizi dell’ULSS.  
Promozione del processo di informatizzazione delle richieste di tutte le unità operative e di tutte le residenze protette dell’ULSS, con azzeramento degli errori di interpretazione.
L’attivazione di tale procedura di richiesta in modalità informatica, ha permesso, non solo di velocizzare tali operazioni, ma soprattutto di eliminare problemi di interpretazione di nomi di specialità, dosaggi, forme farmaceutiche, che potevano, in passato, provocare l’invio e il successivo utilizzo di farmaci o dispositivi sbagliati, riducendo così drasticamente il rischio clinico legato a tale problematiche.

Riduzione del rischio di trasmissione infezioni nell’esecuzione di normali procedure di assistenza.
Elaborazione 2010 di un manuale d’uso dei disinfettanti e degli antisettici per standardizzarne gli utilizzi ed eliminare gli usi impropri. Organizzazione corsi di formazione per il corretto uso dei guanti sanitari e del gel alcolico per la disinfezione mani e sua ampia distribuzione negli ospedali di Bassano e Asiago.

Riduzione del rischio di errori nella preparazione di prodotti galenici nel laboratorio interno della farmacia.
Nel laboratorio galenico della Farmacia vengono allestite quotidianamente preparazioni magistrali per tutte le Unità Operative. Allo scopo di seguire in modo preciso le norme di Buona Preparazione della Farmacopea e ridurre il rischio di errori nella fase di preparazione, sono state messe a punto delle procedure scritte che riguardano l’igiene del laboratorio, i locali adibiti alle varie operazioni, gli apparecchi e gli utensili, i contenitori per il prodotto finito, le materie prime utilizzate, l’etichettatura e le schede prestampate delle formulazioni più frequenti. 

"Tutti i progetti sono stati coordinati dalla dr.ssa G. Tonato del Servizio Farmaceutico". 



 Implementazione del “Galateo Respiratorio”  
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Per prevenire la trasmissione di tutte le infezioni respiratorie, tra cui l'influenza, quando una persona potenzialmente infetta viene a contatto con la struttura sanitaria (es. Pronto Soccorso) dovrebbero essere applicate una serie di misure precauzionali.

Per istruire i pazienti e le persone che li accompagnano, in accordo con le Linee Guida CDC 2007 sulle Precauzioni di Isolamento in Ospedale (Guideline for Isolation Precautions: Preventing Transmission of Infectious Agents in Healthcare Settings 2007) sono stati esposti  nel punto di accoglienza del PS Poster multilingue che invitano a:
•Indossare una mascherina chirurgica in caso di tosse e febbre,  
•Coprire bocca e naso con un fazzoletto quando si tossisce o si starnutisce
•Utilizzare fazzoletti di carta ed eliminarli subito dopo l’uso
•Effettuare una corretta igiene delle mani dopo l’uso dei fazzoletti di carta 

Sono stati anche predisposti appositi erogatori della soluzione alcolica per igiene mani nel punto accoglienza del PS con poster per incentivare l’uso.



 On the move against tubercolosis  
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La tubercolosi è una malattia contagiosa che si trasmette per via aerea mediante un batterio, il Mycobacterium tuberculosis.
Nonostante sia una malattia prevenibile e curabile, la Tbc costituisce oggi una delle emergenze sanitarie più drammatiche, tanto da essere stata dichiarata emergenza globale nel 1993 dall’Oms per l’enorme carico sanitario, economico e sociale che la accompagna.

Il 24 marzo di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale per la lotta alla tubercolosi (World Tb Day) per aumentare la consapevolezza del pubblico che questa malattia, ancora oggi causa il decesso di milioni di persone all’anno, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.
Con l’edizione 2011 di questo evento si entra nel secondo anno della campagna “On the move against tubercolosis”, il cui obiettivo è quello di ispirare l’innovazione nella ricerca e cura della tbc.

Nella nostra Azienda è stata predisposta una procedura, coerente con le Linee Guida della Regione Veneto, per la gestione del paziente con sospetta tubercolosi. Lo scopo di tale procedura è quello di disegnare un percorso che possa identificare e accompagnare in sicurezza per se e per gli altri il paziente possibile portatore di malattia tubercolare, al fine di tutelare la salute di tutti.



 Controllo delle acque e prevenzione legionellosi
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La legionellosi è una malattia infettiva grave e a letalità elevata causata da batteri gram-negativi aerobi, del genere Legionella.

Le legionelle sono ampiamente diffuse in natura, dove si trovano principalmente associate alla presenza di acqua (superfici lacustri e fluviali, sorgenti termali, falde idriche ed ambienti umidi in genere).
Da queste sorgenti Legionella può colonizzare gli ambienti idrici artificiali (reti cittadine di distribuzione dell’acqua potabile, impianti idrici dei singoli edifici, impianti di umidificazione, piscine, ecc.) che agiscono da amplificatori e disseminatori del microrganismo.

La manutenzione periodica può contribuire in modo efficace a prevenire la colonizzazione degli impianti da parte dei batteri e soprattutto a limitarne la moltiplicazione e la diffusione.

Nel rispetto della normativa e seguendo le indicazioni delle linee guida di riferimento sono periodicamente eseguiti campionamenti ambientali per la verifica della legionella nelle acque, in particolare nei punti considerati a maggior rischio al fine di individuare possibili contaminazioni e mettere in atto misure contenitive ed eventualmente di bonifica.

E’ stato inoltre prodotto un documento aziendale per la valutazione del rischio sanitario e impiantistico in cui sono definiti i criteri e i tempi di campionamento, le misure ordinarie di sanificazione dei terminali acqua e aria, le eventuali strategie di controllo in caso di contaminazioni.



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